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Le origini di Lido Adriano: bonifiche, campagne e risaie

Prima dei terreni agricoli: dall’Impero Romano alle bonifiche

Molto prima di diventare una delle località balneari più conosciute della Riviera Ravennate e dei terreni agricoli, questo tratto di costa aveva un aspetto completamente diverso.

Dove oggi si trovano la spiaggia, il paese e gli stabilimenti balneari si estendeva un vasto ambiente costiero formato da mare, lagune salmastre, canali navigabili, paludi e cordoni dunosi.

In questo paesaggio sorse il grande porto romano di Classe, fondato da Augusto alla fine del I secolo a.C. e destinato a diventare una delle principali basi navali dell’Impero Romano. Il porto non si affacciava direttamente sul mare aperto, ma era ricavato all’interno di una grande laguna collegata all’Adriatico da un canale navigabile.

In età romana la linea di costa si trovava diversi chilometri più all’interno rispetto a quella attuale e il territorio era in continua evoluzione. I sedimenti trasportati dai fiumi, in particolare dal sistema del Po e dai corsi d’acqua romagnoli, insieme all’azione del mare, modificarono lentamente il paesaggio. Nel corso dei secoli la costa avanzò progressivamente verso est, formando nuove terre emerse e trasformando lagune e paludi in pianure costiere.

Per sostenere l’attività del porto e della flotta imperiale, i Romani I Romani sfruttarono e probabilmente favorirono l’espansione delle pinete costiere, fondamentali per la produzione di legname destinato alla cantieristica navale, alle costruzioni e alla raccolta della resina e dei pinoli., già molto apprezzati nell’antichità.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Ravenna mantenne per alcuni secoli un ruolo di primo piano come capitale del Regno Ostrogoto e successivamente dell’Esarcato Bizantino. Nel frattempo il territorio continuò a trasformarsi: i sedimenti trasportati dai fiumi e l’azione del mare provocarono il progressivo interramento della laguna di Classe e la formazione di nuove terre emerse. Nel corso del Medioevo la linea di costa avanzò lentamente verso l’Adriatico, mentre il porto romano perse gradualmente la sua importanza.

Le nuove terre emerse furono progressivamente colonizzate dalla vegetazione: sulle dune costiere si svilupparono gli ambienti naturali che avrebbero caratterizzato il litorale ravennate e favorito la crescita delle sue pinete.

Nel corso del Medioevo monasteri, abbazie e comunità locali ebbero un ruolo importante nella gestione di questi spazi, valorizzandoli come risorsa economica e ambientale e contribuendo alla loro conservazione nel tempo. Importanti enti religiosi, come l’Abbazia di Sant’Apollinare in Classe e il monastero di Santa Maria in Porto, amministravano vaste proprietà agricole, pinete e aree boschive, partecipando alla trasformazione e alla valorizzazione del territorio ravennate.

Nei secoli successivi il paesaggio cambiò ancora.

Le aree umide lasciarono gradualmente spazio ai pascoli, ai campi coltivati, alle risaie e infine alle grandi opere di bonifica dell’Ottocento e del Novecento.

Fu questo lungo processo, durato quasi due millenni, a creare il territorio sul quale sorsero gran parte dei terreni della Tenuta Raspona e, dal 1964, la moderna località di Lido Adriano.


La Tenuta Raspona e il paesaggio agricolo

Questa parte della costa ravennate faceva parte di un territorio caratterizzato dalla presenza di grandi proprietà agricole, tra cui la storica Tenuta Raspona, appartenuta per secoli alla famiglia Rasponi, una delle più importanti casate nobiliari di Ravenna. Le sue vaste proprietà si estendevano tra la campagna, le pinete e il litorale, in un paesaggio profondamente modellato dalla presenza dell’acqua.

Il territorio presentava le caratteristiche tipiche della pianura costiera ravennate: terreni bassi e argillosi, attraversati da canali, zone umide e aree boscate che si alternavano a pascoli e campi coltivati. Le pinete costiere, risorsa preziosa fin dall’antichità, continuavano a rappresentare uno degli elementi più caratteristici del paesaggio.

Per secoli la Tenuta Raspona fu destinata prevalentemente all’agricoltura, all’allevamento e alla gestione delle risorse naturali. L’organizzazione del lavoro rurale, affidata in gran parte ai coloni e ai mezzadri, contribuì a mantenere produttive queste terre nonostante la costante presenza dell’acqua.

Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, con il progredire delle bonifiche e dell’agricoltura moderna, parte di questi terreni passò progressivamente a nuove forme di gestione, fino ad arrivare alla Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. Fu in questo contesto che si svilupparono anche le risaie che caratterizzarono il paesaggio della futura Lido Adriano fino ai primi anni Sessanta.

Per rendere sempre più produttivo questo territorio furono però necessari importanti interventi di bonifica e di controllo delle acque.


Le bonifiche: trasformare la palude in terra produttiva

La trasformazione del territorio avvenne grazie a un lungo processo di opere idrauliche e bonifiche che si sviluppò nel corso dei secoli. Le prime opere di regimazione delle acque risalgono già al Medioevo, ma le bonifiche assunsero dimensioni sempre maggiori tra il XVIII e il XX secolo grazie alla realizzazione di nuovi canali, arginature, impianti idrovori e sistemi di drenaggio.

Nel Settecento, durante il governo dello Stato Pontificio, la realizzazione dei Fiumi Uniti, ottenuti dall’unione del Ronco e del Montone tra il 1737 e il 1748, migliorò l’assetto idraulico dell’area ravennate, favorendo le bonifiche e il progressivo recupero delle terre agricole.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, il completamento della rete idraulica e l’impiego degli impianti idrovori resero possibile il prosciugamento di vaste aree paludose, trasformandole in terreni agricoli sempre più produttivi.

Questi interventi non cambiarono soltanto il paesaggio, ma crearono le condizioni per lo sviluppo dell’agricoltura e per la nascita di una nuova economia rurale.


Gli scariolanti: uomini che hanno costruito il territorio

La bonifica del territorio ravennate non è solo una storia di opere idrauliche, ma soprattutto di persone. Dopo le grandi sistemazioni idrauliche del Settecento, tra l’Ottocento e il Novecento furono gli scariolanti a svolgere un ruolo fondamentale nelle bonifiche e nella manutenzione del territorio.

Gli scariolanti erano operai specializzati che, armati di pala, piccone e carriola, spostavano ogni giorno enormi quantità di terra per scavare canali, costruire argini e prosciugare le paludi. Lavoravano in condizioni spesso difficili, tra fango, acqua e clima ostile, affrontando una fatica che oggi è difficile immaginare.

Grazie al loro impegno, e alle grandi opere di bonifica realizzate tra l’Ottocento e il Novecento, vaste aree del Ravennate furono trasformate in terreni agricoli fertili e sicuri. È proprio su questi terreni bonificati che, molti anni dopo, sarebbe sorta anche Lido Adriano.

Gli scariolanti sono ancora oggi uno dei simboli della storia sociale della Romagna: il loro lavoro ha cambiato per sempre il paesaggio e ha reso possibile lo sviluppo economico e turistico della costa.


Le risaie: il paesaggio prima del mare

In alcune aree bonificate della costa ravennate, comprese quelle destinate alla futura Lido Adriano, la coltivazione del riso divenne particolarmente significativa durante il Novecento. Tra le coltivazioni che caratterizzarono questo territorio vi furono quindi anche le risaie, destinate a diventare uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio agricolo locale.

Fino al 1960 vaste superfici dei terreni agricoli appartenenti alla Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna venivano allagate durante il ciclo produttivo del riso, creando un paesaggio suggestivo fatto di specchi d’acqua, canali e riflessi del cielo. Le risaie rappresentavano non solo una risorsa economica di grande importanza, ma anche uno degli elementi più caratteristici del paesaggio costiero ravennate del Novecento.

Questa realtà era diversa da quella della storica Tenuta Raspona, che per lungo tempo aveva ospitato un’agricoltura più tradizionale, basata soprattutto sulla coltivazione dei cereali, sui prati e sui pascoli.

Con il passaggio di parte dei terreni alla Federazione delle Cooperative e il progressivo sviluppo dell’agricoltura moderna, le aree bonificate furono organizzate secondo criteri più produttivi, favorendo anche l’estensione delle risaie.

Accanto al riso, nel territorio ravennate erano diffuse anche altre coltivazioni di grande importanza, tra cui la canapa, utilizzata per la produzione di corde, tessuti e vele, oltre ai cereali e, in alcune zone della provincia, al tabacco.

L’ultima raccolta del riso nei terreni destinati alla futura Lido Adriano avvenne nel 1960, pochi anni prima dell’inizio della trasformazione urbanistica che avrebbe dato origine alla moderna località balneare.

Lo sapevi?

Fino al 1960, dove oggi sorgono alberghi, stabilimenti balneari e condomini di Lido Adriano, si estendevano risaie e campi coltivati. Per gran parte dell’anno il paesaggio era dominato da specchi d’acqua, canali e argini, un ambiente molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Dalla campagna alla città sul mare

Per secoli questo territorio rimase legato all’agricoltura e alla gestione delle acque.

Poi, negli anni del boom economico italiano, arrivò una nuova idea: trasformare questa vasta area agricola in una moderna località turistica affacciata sull’Adriatico.

Questa trasformazione sarà il capitolo successivo della storia di Lido Adriano.